SEO VINTAGE: Quando per farsi trovare si faceva di tutto e di più | Jacopococcia.com
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SEO VINTAGE: Quando per farsi trovare si faceva di tutto e di più

photo credit: James Cridland via photopin cc

 

Che nostalgia controversa per gli anni ’90…

Per chi come me è nato a fine anni settanta, sono stati forse gli anni più brutti di sempre (tranne il grunge e la nascita del web ok), con il fenomeno dei primi internet cafè, il presunto salto tecnologico della connessione ISDN, la chat IRC, WinMX, Napster e Bearshare…

Tempi in cui il mondo dei motori di ricerca era una giugla da esplorare, dove era semplicissimo perdersi in siti o forum che poco avevano a che fare con le query intenzionali dell’utente.

La Rete, oltre che pullulare di orribili Gif e tabelle, nascondeva nel suo fertile sottobosco una schiera di webmaster (devoti alla scaltrezza più incontrollata) che facevano carte false per aggirare i deboli algoritmi di motori di ricerca come Altervista, Hotbot, Lycos, Google e compagnia bella.

 

6 TECNICHE DI POSIZIONAMENTO DA DIMENTICARE

Con l’accezione SEO Vintage faccio riferimento a tutti quei sotterfugi tecnici, ormai superati, che tanti sviluppatori utilizzavano per “spingere” al massimo il posizionamento di un sito web. Soluzioni che oggi fanno sorridere, ma che nei ’90 erano prassi piuttosto diffusa:

#1 L’uso improprio delle Keywords

Uso il termine “improprio” anche se sarebbe più corretto dire subdolo. Come sintetizzò un collega del settore, era il fenomeno del calendario di Alessia Marcuzzi. Mi spiego: il volume di ricerche web nel 1998, era letteralmente monopolizzato da query connesse agli scatti hot del suddetto calendario.

Peccato che la ricerca di questo materiale generasse in SERP una lista di pagine estranee all’argomento. Come avrai intuito, i siti web erano colmi di meta tag keywords che deviavano naturalmente il traffico verso siti di tutt’altra natura!

#2 L’espediente dell’Hidden Text

Celebre tecnica che ricorreva a all’uso di testo invisibile all’utente, utilizzando il medesimo colore del background), sovente collocato in fondo all’home page. Nella mia ingenuità credevo fosse un banale errore di formattazione del browser, senza minimamente immaginare il solerte lavoro amanuense di webmaster furbetto!

#3 I Link Farm

Cioè grandi circuiti automatici di scambio link che volti ad aumentare la popularity in modo innaturale.

#4 La Directory Submission

Attività di inserimento di una pagina web su molteplici portali che indicizzano, stile Pagine Gialle, blog/siti attraverso una tassonomia specifica (intrattenimento, cucina, informatica…). Sovente era richiesto un link reciproco tramite banner o antipixel. Costrizione che rendeva ancora più inguardabili i siti del tempo…

#5 Le Pagine Doorway (o Gateway)

Pagine che non presentavano un vero contenuto, ma create al solo scopo di essere indicizzate dai motori di ricerca e “spingere” altre pagine interne o un differente sito web.

#6 Il Cloaking

Ovvero una pagina creata ed ottimizzata appositamente per i motori di ricerca, diversa da quella che viene visualizzata dall’utente. In altri termini, quando viene identificato uno spider sul sito, uno script gli mostra una versione diversa della pagina.

Incredibile vero?

 

Oggi queste tecniche sono pressoché scomparse, un po’ perché gli algoritmi inerenti la qualità di una pagina web sono migliorati considerevolmente (non parlo solo di Google), un po’ perché gli stessi internauti sono diventati più critici e preparati: che impressione può lasciarti una pagina con poco contenuto, scritto in maniera innaturale e circondato da valanghe di banner?

Tu che ricordo conservi di questo periodo tanto sperimentale per internet?

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